FANCULO!

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Riflessi in corsa, Cascine Medicee, [iphone] 2014

Un amico una volta mi ha detto: “Manda tutto a fanculo! Lo potessi fare io.” Non credo di aver capito molte cose nella vita, ma credo che mandare a fanculo a volte sia meglio di rinascere. Forse è una grazia, una liberazione, non saprei dire. Sì perché a volte bisogna farlo prima che sia tardi. Bisogna tagliare. Essere astuti come serpenti o dare un taglio netto ai cordoni negativi che ci siamo creati, anche quando pensiamo che sia impossibile o sia una sconfitta.

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Altri riflessi in corsa, Cascine Medicee di Prato [iphone] 2014

Qualche giorno fa, correndo nel parco dei Medici ripensavo a queste parole e col cellulare ho scattato due foto agli allagamenti che hanno colpito la nostra zona. Quando la natura si riflette su se stessa è solo una meraviglia al quadrato, ma invece cosa siamo noi allo specchio? Me lo domando spesso. Forse SIAMO vite lasciate a metà o in attesa di cominciare / di uscire dal tunnel / di mandare a fanculo e di ricominciare.  NON siamo esattamente quello che facciamo ogni giorno, NON siamo per forza i problemi che abbiamo ereditato, o che qualcuno ci ha cucito addosso e nemmeno i binari morti che percorriamo. Ma siamo qualcos’altro. Qualcosa che può rimanere nel tempo. Quello che abbiamo donato. Il poco che abbiamo sperimentato e ricevuto, credo che il modo migliore per restituirlo sia DARE TESTIMONIANZA.  Qualche giorno fa ho visto mio padre dare la sua testimonianza in un momento assoluto e unico, e le sue parole erano due misere gocce in un lago gelato, ma dentro al quale si specchiavano molti chicchi di sole. E io lo custodirò come una pillola dal sapore forte della vita. E piena di amore.

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Riflessi, Tonale, 2013
” Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, […] se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da spostare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo per essere arso, e non avessi la carità, non mi gioverebbe a nulla. La carità è paziente, è benigna la carità; non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non verrà mai meno. […] Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Da quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Adesso vediamo come in uno SPECCHIO, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità. ”  San Paolo

 

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